II Convegno Nazionale sul Mistero della Coscienza

II Convegno Nazionale sul Mistero della Coscienza


Sezione: Epigenetica
Ore di video: 10

Cervello & Mente: biologia e fisica quantistica

Evento in modalità webinar che si è svolto Sabato 26 Marzo 2022

Organizzato da: Istituto di Medicina Naturale - Urbino (dal 1983)

Direzione scientifica

Ernesto Burgio

Comitato scientifico

Ernesto Burgio, Roberto F. Ghisu, Daniela Lucangeli, Marco Pettini, Gianfranco Tajana

Conduttore e Moderatore

Enrico Zazzaroni

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Abstract - CNMC2022


Contenuti e registrazioni del convegno:

 

Apertura convegno e saluti istituzionali

A cura di Enrico Zazzaroni e Antimo Zazzaroni

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Inflazione cosmica, Evoluzione del cervello e Coscienza

Relazione di Ernesto Buorgio

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Inflazione cosmica, Evoluzione del cervello e Coscienza - Ernesto Burgio

Abstract

Ho deciso in extremis di riunire la mia breve relazione introduttiva, che sul rapporto tra cosmo e coscienza, e la seconda, che tratta dell’evoluzione del cervello e della relazione tra mente e coscienza. Questa scelta riflette la tesi fondamentale sottesa a entrambe: quella secondo cui un errore fondamentale compiuto dalla cultura occidentale moderna è stato separare l’evoluzione della vita e in particolare del cervello (e della mente) da quella del cosmo. Per comprendere il primo punto dobbiamo tornare a riflettere su uno degli argomenti-chiave del I convegno sul mistero della coscienza: quello, basato sulle affermazioni dei maggiori fisici del XXI secolo - Planck, Schrödinger, Einstein, Eddington, Dirac, de Broglie, Wigner e Bohm - secondo cui la coscienza è una proprietà fondamentale o addirittura l’essenza stessa dell’universo, da cui materia ed energia sono derivate. Idea vertiginosa che, portata alle sue estreme conseguenze, implica che la coscienza preesiste al Big Bang, all’inflazione cosmica, alla nucleosintesi degli atomi, alla formazione delle prime bio-molecole complesse (dotate della capacità di acquisire informazione, duplicarsi e trasformarsi) e quindi, in ultima analisi, alla formazione della vita sul pianeta Terra. Una tesi che impone la revisione di tutti i modelli dominanti nell’ambito dell’astrofisica e della fisica, della biologia evoluzionistica, della biologia dello sviluppo, della neurobiologia, della psicologia dello sviluppo e delle neuroscienze. Affermare che la coscienza anziché una proprietà emergente del cervello (e quindi della materia) rappresenta l’essenza stessa dell’universo significa inoltre riproporre l’esigenza di un confronto multidisciplinare: quello che abbiamo iniziato un anno fa e che sarà anche al centro di questo II convegno.


La luce della fisica: dal campo elettromagnetico alla coscienza

Relazione di Roberto F. Ghisu

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La luce della fisica dal campo elettromagnetico alla coscienza - Roberto Ghisu

Abstract

Chi siamo, da dove veniamo, perché siamo qui, ora? Queste sono forse le domande ultime, quelle più impellenti, quelle che sono, più o meno esplicitamente, la guida del nostro agire. Sono domande a cui non è il caso di sottrarsi, pena la perdita della vera essenza del vivere. Può la fisica provare a rispondere a queste urgenze? Decisamente no, almeno non la fisica né la scienza come la intendiamo da circa duecento anni a questa parte. Però la Fisica è nata insieme a chi quelle domande se le poneva in continuazione, ovvero i filosofi greci, padri della nostra cultura e dunque anche della nostra scienza. Se pertanto la fisica come la viviamo oggi non potrà mai rendere conto della ragione per cui ci troviamo su questa Terra, né potrà svelare il mistero della nostra esistenza o delle nostre origini, essa può tuttavia dispiegare l’incomparabile bellezza che ci circonda ed esplicitare, seppur in linguaggio matematico, le meravigliose leggi del mondo materiale in cui viviamo, dandoci qualche indizio affinché il velo ineluttabile che si para tra noi e la natura sia reso abbastanza trasparente da lasciarci intravedere qualche cosa di quel che si nasconde al di là di questo “velame” o perlomeno lasciando intendere ciò che si può intendere a chi ha orecchie e occhi per farlo. Siamo dunque governati o figli del caso? Se il caso esiste da dove viene la matematica?Se il caso è la causa dell’universo da dove vengono le leggi fisiche? Perchè a volte le domande sono più importanti della risposta, e allora la domanda più cruciale di tutte: se noi esistiamo per caso da dove viene la coscienza?


Mente e cervello: la strana coppia e la fisica quantistica

Relazione di Marco Pettini

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Abstract

In questo intervento tratterò il problema del rapporto fra mente e cervello dal punto di vista della fisica. Il punto di partenza è l’osservazione del conflitto con il principio di conservazione dell’energia posto dal fatto che un’entità non-materiale, la mente, può controllare un’entità materiale, il cervello. Storicamente una via di uscita da questo enigma è stata proposta da vari neuroscienziati – fra i quali John Eccles, premio Nobel per la medicina per le sue scoperte in neurofisiologia – facendo appello a certe « esotiche » caratteristiche della fisica quantistica. Discuterò come il ricorso alla fisica quantistica sia stato proposto anche in epoca recente in particolare da Roger Penrose (Nobel per la fisica nel 2020) e Stuart Hameroff, un neurochirurgo. Proporrò due argomenti diversi che suggeriscono da un lato che il cervello non può funzionare come un computer classico implementato in ambito biologico, e da un altro lato con il fatto che la mente mostra un certo grado di indipendenza dall’« hardware » del cervello.
Tuttavia, sia la proposta originaria di Eccles che la teoria di Penrose-Hameroff vanno incontro ad alcune difficoltà che esporrò. Una possibile via d’uscita, al momento di natura speculativa, potrebbe essere ancora offerta dalla fisica quantistica che attraverso gli effetti dell’«entanglement» sembra suggerire l’esistenza di una terza ontologia oltre quella della materia e dell’energia.


The dogma of the ghost in the machine: dallo zigote all'Io

Un viaggio da Gilbert Ryle, attraverso Popper ed Eccles fino a Penrose e ritorno.

Relazione di Gianfranco Tajana

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Abstract

Il “viaggio" è una riflessione sulla neurogenesi embrionale a partire dal The self and its brain di Popper ed Eccles, attraverso Ghost in the machine di Gilbert Ryle fino alla Genidentità di Kurt Lewin per analizzare la Neurodinamica Quantistica di Roger Penrose dalla Orch OR' theory (Orchestred objective reduction ) alla Neuroquantology. Dai meccanismi diafonici della neuroepigentica embrionale al trasferimento trans generazionale della coscienza.
La neurogenesi, dallo zigote al cervello, è il risultato sintetico di un modello di sviluppo epigenetico conservatosi nel corso dell’evoluzione naturale. I meccanismi epigenetici che ne regolano lo sviluppo, sono capaci di tradurre il suo codice genetico in forme e funzioni che persisteranno nel cervello come “modelli” di processi mentali.
Mentre la morfogenesi embrionale definisce la struttura della forme, quella fetale predispone le funzioni future. La nostra esistenza non inizia alla nascita ma al concepimento, e probabilmente ancora prima. Quello che accade durante 280 giorni nell'ambiente intrauterino produrrà effetti duraturi sulla nostra salute e condizionerà il nostro destino. La neuroepigenetica , costituisce l’interfaccia naturale tra genoma ed influenze ambientali, grazie ai suoi molteplici meccanismi determina alterazioni nella funzione neuronale modificandone la struttura attraverso la plasticità delle sue reti sinaptiche.Gli stessi processi epigenetici intervengono nella formazione e nel consolidamento della memoria e aiutano a trasmettere le esperienze acquisite attraverso le generazioni. Grazie alla sua neuroplasticità il cervello adulto può formare sempre nuove connessioni sinaptiche, ma può anche rimuovere interi circuiti neuronali come risposta all'apprendimento anche in età avanzata. Le interazioni tra l'organismo e l'ambiente generano cascate di espressione genica, sintesi proteica, neurogenesi e guarigione che operano tramite i principi evolutivi di variazione naturale e selezione a tutti i livelli, dal genomico molecolare agli stati soggettivi di coscienza.


La Coscienza del Tramonto

(Se vuoi imparare a vivere devi imparare a morire)

Relazione di Guidalberto Bormolini

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Abstract

Tutte le grandi tradizioni sapienziali ci dicono che senza consapevolezza della morte non c’è consapevolezza della vita. Ci siamo completamente dimenticati di quest’arte, eppure gli studi scientifici più approfonditi confermano che ignorare la morte non ne allontana l’angoscia, ma semmai ne aumenta il terrore. Le provocazioni di sapienti e profeti, di santi e di filosofi antichi, ci insegnano a non dimenticare la morte, per imparare ad amare la vita fino in fondo, e così alla fine forse scoprire che la morte non esiste: esiste solo vita. Citando i maestri della filosofia possiamo affermare che la meditazione della morte non è fonte di tristezza, ma di gioia. Avere sperimentato l’immortalità della parte più preziosa di sé, come insegnano gli antichi filosofi greci, toglie al filosofo la paura di morire. Per gli epicurei il pensiero della morte rende più prezioso l’istante e carica di meraviglia i singoli momenti della vita; per gli stoici, l’eroico esercizio della morte procura la vera libertà. La meditazione quotidiana della morte relativizza tutte le preoccupazioni, i mali del corpo, i problemi e le esigenze personali, e conduce ad una visione universale.
La coscienza della morte rende eticamente consapevoli di ogni atto. Inoltre la coscienza della propria debolezza e della propria mortalità è la condizione della capacità di provare compassione. La solidarietà sgorga anche dalla comprensione della propria fragilità, condivisa dal proprio simile. Se si perde questa percezione è a rischio la cultura del sostegno reciproco e perfino della responsabilità individuale.


I nessi dell’esistenza, il Senso del Perdono come Memoria e Confine dell'Essere Umano

Relazione di Franco Cracolici

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Abstract

La relazione vuole far emergere l’importanza dei nessi che collegano l’essere umano e il suo percorso esistenziale.
La comprensione dell’alternanza all’interno dell’uomo permette di dipanare il ruolo di coscienza e consapevolezza.
Da qui nasce l’importanza e la difficoltà della gestione del perdono che porta ad una serie di considerazioni che riguardano compassione misericordia e gentilezza.


Mitopoiesi e psicopatologia

Relazione di Paola Argentino

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Abstract

Qual è l’interconnessione tra mente e mito?
Il mito assume oggi particolare rilievo nello studio delle scienze psicosociali e viene considerato un’importante forma primaria di conoscenza, in contrapposizione al cosiddetto progresso scientifico, che ha relegato in un ruolo di secondaria importanza le antiche narrazioni mitiche, viste come negative alterazione della realtà, ma che in effetti sono espressioni basilari dell’intelligere dell’uomo nei riguardi della realtà esterna e fonti di una donazione di senso al di là del ragionamento logico-concettuale. Perché la mitopoeia è essenziale alla salute mentale?
La mitopoiesi si muove nel territorio degli affetti, si nutre di emozioni e sentimenti. La peculiare struttura del mito consiste essenzialmente nell’immersione del pensiero nel “sentire” emozionale, inteso da Matte Blanco come radice originaria generatrice di ogni esperienza del “tutto”. E il tutto è più della somma di ogni singola parte - come la gestalt therapy insegna - pertanto, il valore del mito viene adesso rivalutato, in quanto fornisce una ricchezza di significati essenziali sull’esistenza: la vita, la sofferenza, la morte… tutti elementi su cui si basa la cultura dei popoli. Immediata e chiara, a tal proposito, la seguente metafora ideata da Rollo May per descrivere i miti come strutture che danno significato alla nostra esistenza: “I miti sono come le travi di una casa: non si vedono dall’esterno, ma costituiscono la struttura che la tiene in piedi e la rende abitabile”.
In questa prospettiva, analizzando il costrutto mitologico nell’ottica delle moderne teorie scientifiche del caos deterministico e della complessità, al convegno presenterò, con esempi tratti dalla cultura greca, una lettura originale personale gestaltica del mito come “dimensione frattale della paticità”.


Awareness: Consapevolezza del Sé… Sapienze e/o Scienza?

Relazione di Daniela Lucangeli

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Abstract

Per consapevolezza non possiamo intendere un semplice “essere a conoscenza di…” ma un sapere molto più profondo ed interiore che riguarda noi e gli altri. Vari approcci scientifici, nel tempo, hanno indagato questo costrutto arrivando a identificare nel connettoma una rete interconnessa alla base dell’esperienza consapevole. Tale rete si struttura su tre regioni principali: la corteccia parietale posteriore, l’area motoria supplementare e la corteccia premotoria (Desmurget & Sirigu 2009). La consapevolezza richiama il costrutto di intenzionalità. L’intenzionalità di… mettere in atto un movimento, dire una parola, mantenere l’attenzione per un determinato periodo di tempo. Per quanto riguarda un movimento programmato, per esempio, grazie ai segnali inviati alle strutture cerebrali si crea una previsione delle conseguenze sensoriali che avrà tale movimento, considerata la base della consapevolezza motoria (Blakemore, Wolpert, & Frith, 2002). Questo introduce, in un certo senso, quella che chiamiamo metacognizione; la consapevolezza è una componente fondamentale dei processi metacogntivi (Fernandez-Duque, Baird & Posner 2000). Flavell (1985) ha definito la metacognizione "come qualsiasi conoscenza o attività cognitiva che prende come oggetto, o regola, qualsiasi aspetto di qualsiasi impresa cognitiva... il suo significato principale è "cognizione sulla cognizione" (p. 104). Risulta importante sottolineare come la cognizione (- meta) sia fondamentale anche per la capacità di auto – regolazione; gli aspetti di base del funzionamento esecutivo favoriscono un'autoregolazione adattiva (Hofmann, Schmeichel, & Baddeley, 2012). È interessante comprendere come insieme, tali fattori, influenzino il nostro livello di consapevolezza interno.

BIBLIOGRAFIA:
Blakemore, S. J., Wolpert, D. M., & Frith, C. D. (2002). Abnormalities in the awareness of action. Trends in cognitive sciences, 6(6), 237-242.
Desmurget, M., & Sirigu, A. (2009). A parietal-premotor network for movement intention and motor awareness. Trends in cognitive sciences, 13(10), 411-419
Fernandez-Duque, D., Baird, J. A., & Posner, M. I. (2000). Awareness and metacognition. Consciousness and cognition, 9(2), 324-326.
Flavell, J. H. (1985). Cognitive development (2nd. ed.). Englewood Cliffs, NJ: Prentice Hall.
Hofmann, W., Schmeichel, B. J., & Baddeley, A. D. (2012). Executive functions and self-regulation. Trends in cognitive sciences, 16(3), 174-180.


Tavola Rotonda

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Saluti finali e chiusura convegno

A cura di Enrico Zazzaroni e Antimo Zazzaroni

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