2° Convegno Nazionale di Biologia Quantistica

2° Convegno Nazionale di Biologia Quantistica


Ore di video: 10h
Relatore: Antimo Zazzaroni, Daniela Lucangeli, Daniele Agiman, Elena Modena, Enrico Zazzaroni, Ernesto Burgio, Ervin Laszlo, Fabrizio Mocata, Gino Santini, Giuseppe Damiani, Ilario Gregoletto, Lucio Gallo, Luis Devin, Nunzio Scibilia, Roberto F. Ghisu, Silvano Tagliagambe
Piani correlati:

MUSICA & Biologia Quantistica

Video registrazioni del convegno in modalità webinar del 12-13 giugno 2021

Organizzato da: Istituto di Medicina Naturale - Urbino (dal 1983)

Conduttori e moderatori: Enrico Zazzaroni e GIno Santini

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Contenuti e registrazioni del convegno:

 
 

1a SESSIONE - Il Grande Quadro: dal Macrocosmo al Microcosmo

 

2a SESSIONE - Dal Microcosmo al Macrocosmo


Apertura convegno

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Intervista a Ervin Laszlo

Introduzione e presentazione a cura di Ernesto Burgio

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1° Interludio musicale

Flavit auster (Codex Las Huelgas XIII/XIV secolo) - InUnum ensemble (Ilario Gregoletto - Flauto copia di Gottingen (XIII secolo), Elena Modena - viella 5 corde e canto)

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Il Mistero della Musica e della Matematica: da Pitagora a David Bohm

Relazione di Ernesto Burgio

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Abstract

Che la musica e la matematica siano codici universali lo avevano già compreso i filosofi antichi e sembrano averlo riscoperto i fisici del XX secolo. Dopo e nonostante la crisi post-umanistica del pensiero occidentale, dopo e nonostante il trionfo di una filosofia materialista/positivista e di una scienza condizionata, soprattutto in ambito cosmologico, da una rappresentazione lineare degli eventi e del tempo (termodinamica, entropia, freccia del tempo, evoluzione darwiniana..) alcuni scienziati e in particolare alcuni fisici, non necessariamente caratterizzati e condizionati da approcci e atteggiamenti di tipo religioso/spiritualista, sono tornati (spesso per vie diverse) a riflettere, in pieno XX secolo, sull’intrinseca armonia del cosmo, fondata su precise leggi e relazioni matematiche. Il ritorno ad una teoria della musica come codice profondo della natura o addirittura come energia creatrice e armonizzante il cosmo (Logos) è riaffiorata anche nelle pagine di altri filosofi e scienziati contemporanei come Vladimir Jankélévitch, Alfred Tomatis, Ervin Laszlo. Con Laszlo l’universo che già in Bohm veniva a configurarsi come un immenso ologramma, si rivela in forma di reticolo olografico intrecciato di energia e informazione che riflette un Campo Primordiale di Informazione, il campo A, dove A sta per Akasha. Per meglio intendere in che senso la visione di Laszlo rappresenti una sorta di compimento di questo percorso ideale, possiamo ricordare come Laszlo, grande pianista, descriva il Cosmo in termini anche musicali, riconoscendone la natura armonica, non solo su un piano concettuale, ma ricollegandosi alla Teoria delle superstringhe. In questo modo, l’universo intero si configura come Coscienza infinita, non locale, il Logos come vibrazione musicale e quindi matematica in grado di suscitare infinite “forme bellissime”. Poco importa se la scienza odierna che domina le accademie e gli istituti di ricerca di tutto il mondo non sembra essersi resa conto di questo, inatteso e non da tutti compreso, ritorno di alcuni tra i maggiori scienziati e filosofi del XX secolo ad una rappresentazione (meta)fisica nella quale la Scienza torna a essere ammirata osservazione della misteriosa, matematica e musicale, Armonia del Cosmo.


Dal macrocosmo di Pitagora al microcosmo quantistico: l'armonia musicale come guida universale

Relazione di Roberto F. Ghisu

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Abstract

Nel 1923 Louis-Victor de Broglie intuì che la materia dovesse avere una natura anche ondulatoria. Con la natura ondulatoria degli elettroni la visione delle orbite rigide viene sostituita da quella delle onde stazionarie prodotte dagli elettroni, come se appunto vibrassero dentro l’atomo. Non è però una vibrazione casuale, ma avviene secondo frequenze ben definite; frequenze e lunghezze d’onda generano energie quantizzate calcolabili con le equazioni di Bohr. Gli elettroni possono diventare onde stazionarie come stazionari erano gli stati degli elettroni di Bohr. I pitagorici sono stati i primi, in Occidente, a trovare una relazione, un rapporto (logos in greco e ratio in latino) tra la musica e i numeri, considerando da un lato lo studio della matematica come più alta espressione della realtà immateriale, e dall’altro ponendo l’attenzione su come questa disciplina sia in grado di descrivere il mondo materiale. Essi si accorsero che una corda bloccata ai due estremi produce dei suoni armonici o disarmonici a seconda di come viene pizzicata: solo se la si blocca in un preciso punto matematico (cioè un rapporto tra numeri interi), allora il suono che ne scaturirà sarà armonico. In sostanza la funzione d’onda di un elettrone in un atomo si comporta come la corda di un violino, o di una chitarra; ma mentre la corda è vincolata a due punti (il ponte e la chiavetta), l’elettrone è legato a sé stesso nella chiusura del livello energetico in cui si trova: l’analogia è perfetta e spiega come l’atomo possa “cantare” o possa essere un “atomo musicale”, con le stesse regole quantizzate presenti negli armonici naturali in musica!


2° Interludio musicale

Sancta Mater graciae /[Dou way, Robin] (Anonimo Inglese XIII secolo) - InUnum ensemble (Ilario Gregoletto - lyra 6 corde, Elena Modena - canto e percussione)

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Il Canto di Ildegarda

Presentazione del CD musicale "Il Canto di Ildegarda" e delle attività del Centro Studi Claviere

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Link per acquisto del CD: https://www.paypal.com/pools/c/8A1d4kOcC4


Polifonia musicale: spazio, tempo e narrazione

Relazione di Nunzio Scibilia

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Il relatore non ha acconsentito alla condivisione delle slide.

Il madrigale di Monteverdi oggetto della relazione è ascoltabile su YouTube al seguente link: https://youtu.be/Nsr9CH1CI9M

Abstract

La polifonia, considerata in senso lato, è un grande contenitore in cui iscrivere una molteplicità di fenomeni sonori alcuni dei quali generati spontaneamente, altri ottenuti artificialmente come nel caso della composizione musicale. Nell’ambito di quest’ultima, nel corso dei secoli si assiste a un’evoluzione del linguaggio musicale che conduce all’elaborazione di tecniche compositive complesse, incentrate sull’organizzazione dei rapporti intervallari tra i suoni; tali tecniche costituiscono la guida costruttiva di edifici polifonici in determinati ambiti stilistico-espressivi e sono sono rappresentate dal termine Contrappunto. La scrittura polifonica implica inoltre una relazione con le categorie del tempo e dello spazio sotto vari punti di vista: quello percettivo, quello tecnicocostruttivo e quello simbolico. Tale molteplicità di relazioni è sperimentabile in un percorso di ascolto analitico che va dalla polifonia medioevale, passando poi per autori quali Paletrina, Monteverdi, Bach, Mozart sino a quella ancora presente nella musica del XX secolo.


La metafora del Cervello come orchestra e la Polifonia

Relazione di Silvano Tagliagambe

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Abstract

Il termine «orchestrazione» viene sempre più spesso proposto come metafora per esprimere una concezione “reticolare” del cervello, che esclude che esso sia governato da una sorta di “cabina di regia” centrale, che sovraintende alle sue operazioni (non c’è l’ipotetico direttore d’orchestra capace di esaminare l’immaginaria partitura comportamentale e di dirigerla). Esso esprime quindi, in contrapposizione a quest’ultimo approccio, l’adesione all’idea che il cervello funzioni sulla base di interazioni e relazioni, di tipo cooperativo o competitivo, che, se fra i singoli elementi vengono costituite connessioni opportune, possono fare emergere nel contesto un insieme di regolarità o di nuovi significati. Questa metafora mira pertanto a evidenziare che il funzionamento dei processi cerebrali è caratterizzato dalla capacità di «integrare» e «armonizzare» il concorso di più linee melodiche, di differenti linee di esecuzione parallele che si dispiegano nel tempo, riuscendo così a determinare il passaggio di un certo numero di neuroni da uno stato di oscillazione disordinato e asincrono a uno coerente e sincrono. Il risultato è che la presenza di molteplici componenti non è d’ostacolo alla loro fusione, proprio come succede in un’esecuzione orchestrale. E ciò, come detto, indipendentemente dalla presenza di un direttore, che non è contemplato, in quanto il cervello può essere piuttosto assimilato nel suo comportamento a una sorta di “jazz band”. Nonostante la mancanza di un direttore e di una cabina di regia il cervello esibisce un comportamento che può essere, senza forzature, definito “polifonico”. L’intervento mira ad approfondire il significato di questo trasferimento analogico dalla musica ai processi cerebrali.


Chiusura 1a sessione e 3° Interludio musicale

Chopin Nocturne Op 27 No 2 D Flat Major - Storica esecuzione di Ervin Laszlo

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Apertura 2^ sessione

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4° Interludio musicale

Chopin / Waltz in G flat major, Op 70 No 1 - Storica esecuzione di Ervin Laszlo

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Armonie frattali

Relazione di Giuseppe Damiani

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Abstract

Nella mitologia greca, Armonia è figlia degli opposti, cioè del dio della guerra Ares e della dea dell’amore Afrodite. Per Eraclito “ciò che è opposizione è accordo, e dalle cose discordi sgorga bellissima Armonia…”. Secondo Pitagora il Mondo è nato dal Caos ed è stato costruito sulla base di precise proporzioni matematiche che sono anche alla base delle armonie musicali. Nel “Timeo” Platone riprende la cosmogonia pitagorica ed assegna al rapporto aureo un ruolo fondamentale nella costruzione del mondo. Nel rinascimento “La divina proporzione” viene studiata da Luca Pacioli che gli dedica un trattato illustrato da Leonardo da Vinci. Oggi sappiamo che la sezione aurea è alla base della geometria frattale che descrive configurazioni in cui sono presenti simmetrie che si ripetono simili a diverse scale, generate da istruzioni ricorsive. Nella scala pitagorica degli armonici naturali prodotti da una corda vibrante il circolo delle quinte in realtà non è un circolo ma una spirale logaritmica basata sulla sezione aurea. Le musiche più piacevoli generalmente non sono mai né completamente casuali, né completamente regolari ma sono configurazioni frattali irregolari a metà strada tra l'ordine e il disordine in cui sono presenti simmetrie ricorsive. I frattali sono molto comuni in natura, dal microcosmo quantistico al macrocosmo cosmologico, e sembrano possedere un notevole valore sia dal punto funzionale che da quello estetico. Le strutture frattali permettono la realizzazione di fenomeni quantistici (come quello della coerenza e dell’entanglement) su scale macroscopiche e probabilmente sono fondamentali per la percezione cosciente. “Come l’incorporea musica s’integra al corpo della lira, anche l’anima s’integra nel corpo per mezzo del numero e dell’immortale armonia ...” (“Fedone” di Platone).


La voce della foresta: musica e suoni nella vita dei Pigmei Baka del Camerun e del Gabon

Relazione di Luis Devin

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Il relatore non ha proiettato slide durante la sua relazione.

Abstract

Cacciatori-raccoglitori, i Baka e gli altri popoli pigmei dell'Africa centrale vivono da sempre in modo sostenibile, traendo dal loro ambiente le risorse alimentari, materiali e simboliche necessarie alla loro sopravvivenza. Depositari di un vastissimo patrimonio di conoscenze sulla foresta pluviale, i Baka si tramandano oralmente, da secoli, i loro saperi tradizionali, tra cui quelli legati alla musica e agli strumenti musicali. Dalle danze comunitarie ai canti di lavoro, dalle polifonie dei riti d'iniziazione ai tamburi d'acqua nei torrenti, dalle cerimonie di guarigione ai giochi dei bambini, quasi ogni momento della vita quotidiana, e tutti i momenti rituali, sono scanditi dalla musica e strutturati in forme ritmiche. Analizzando gli strumenti e i comportamenti musicali dei Baka, si scopre che essi non solo suonano nella foresta, e per la foresta, ma suonano la foresta stessa.


4° Interludio musicale

Piano / Bartók Romanian Dances Op 8° - Storica esecuzione di Ervin Laszlo

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Musica, mente e cervello: il mistero del neuro-sviluppo

Relazione di Daniela Lucangeli

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Abstract

I bambini amano la musica, le canzoni, i ritmi e, proprio come gli adulti, si rilassano e divertono ascoltando una canzone. Le ricerche nella prima infanzia hanno dimostrato che durante la vita intrauterina, le componenti di bassa frequenza e altri elementi fondamentali del suono, come il ritmo vengono già percepiti (Abrams et al., 1998; James 2010). Prima della nascita lo sviluppo dell’udito e le struttura cerebrali collegate permettono al feto di rispondere a stimoli musicali (Porzionato, 1980; Trehub. 2003a, 2003b). Dopo poche settimane di vita, i neonati, sembra in grado di riconoscere a distanza di giorni melodie precedentemente ascoltate (Saffran, 2003), fin dai 6 mesi di vita riconoscono la musica anche se modificata nei toni (Trehub, Thorpe, 1987). I bambini hanno inoltre l’abilità di percepire le altezze, ovvero se un suono è acuto o grave (He, Trainor, 2009), le durate dei suoni e anche altri elementi più complessi che permettono di codificare le melodie in termini relativi e di raggruppare i suoni in schemi ritmici (Trehub et al.1984; Trehub e Thorpe 1989). Cantare e ascoltare musica è una ricchezza formativa che può svolgere un importante ruolo nello sviluppo armonico del bambino nei primi anni di vita. Secondo quest’ottica la musica permette uno sviluppo sincrono di altri aspetti dello sviluppo come il linguaggio, la motricità, la conoscenza di sé stessi e degli altri e la creazione e scoperta della propria personalità.


L’individualità nella Musica

Relazione di Lucio Gallo

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Il relatore non ha proiettato slide durante la sua relazione.

Abstract

La Musicoterapia è un approccio alla cura di riconosciuta validità, come emerge dall’analisi della letteratura internazionale. Questa disciplina che rientra in un percorso non-farmacologico, funge da mediatore e da ponte fra la terapia chimica e una terapia naturale. Alcune frequenze sonore migliorano notevolmente anche l’effetto farmacologico migliorando, conseguentemente, anche qualsiasi percorso di cura. La Musicoterapia, perciò è utilizzata come cura complementare, per questo capace di completare e migliorare diversi aspetti dell’individuo. Il mio approccio è da sempre dedicato alla persona e per la persona; conseguentemente l’utilizzo della Musica e dei Suoni è sempre calibrato e strutturato sull’individualità. Questa metodologia mi ha offerto la possibilità d’entrare in ambiti sonori, intimi, personali e unici, esattamente gli elementi che rendono l’individuo, ciò che è. Non lavoro mai considerando la malattia la parte totalizzante, ma anzi dedico la mia attenzione e competenze all’ascolto del vissuto musicale di ogni singolo individuo ponendo l’attenzione non solo su il tema d’ascolto (Genere musicale) ma anche e soprattutto il tipo di fruizione che ne consegue e il modo con cui esprime il proprio sentire. La musica e il suono, in questo modo, possono divenire i tramiti per una maggiore conoscenza dell’altro.


5° Interludio musicale e breve riflessione su composizione e improvvisiazione a cura di Fabrizio Mocata

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I brani Cruzando Aguas e Francine sono ascoltabili anche su YouTube ai seguenti link:
 

Cruzando Aguashttps://youtu.be/s-iFEYWs74U

Francinehttps://youtu.be/idGWQXPWL_s

Abstract

Il mio intervento in questo convegno è incentrato sulla musica moderna e l'improvvisazione.
Di formazione classica e jazz, negli ultimi anni mi sono dedicato al tango, passando parte del mio tempo a Buenos Aires e Montevideo e pubblicando i miei lavori discografici in Argentina.
Il Tango, patrimonio immateriale dell'Unesco, è stato definito in Argentina “Música clasíca de hoy” (musica classica di oggi) e, sebbene di nascita popolare, ha sviluppato importanti strutture e complessi arrangiamenti, fino a diventare anche un genere sinfonico.
Nelle mie composizioni ho apportato diversi stilemi jazzistici e soprattutto l'improvvisazione, che in molti stili di tango legati alla tradizione “classica” non è contemplato.
Ho deciso quindi di proporre due brani che potessero esemplificare questa commistione tra tango, musica “classica” strutturata e improvvisazione.
Il tema dell'improvvisazione è presente nella musica fin dai suoi primi esordi e molto spesso le composizioni sono frutto di una improvvisazione strumentale. Nel mio caso l'improvvisazione è su di una struttura decisa, che è identica al tema, possiamo in un certo modo parlare di “variazioni sul tema” estemporanee.


E per concludere… mettiamo insieme tutte le musiche e le voci, come fa un buon direttore d'orchestra

Tavola rotonda coordinata da Daniele Agiman

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Chiusura covegno

Conclusioni di Ernesto Burgio e Antimo Zazzaroni con omaggio finale

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Brano finale tratto da YouTube: https://youtu.be/UmE7nrfzcCo

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